SAGGISTICA

Ateismo religioso: è più facile dirsi atei o credenti ai giorni nostri?

 

di Riccardo Alberto Quattrini.

A pormi questa domanda, è stato un’intervista ad Alain de Botton apparsa su La Lettura. “Sono cresciuto in una famiglia atea convinta, figlio di due ebrei laici, persuasi che la fede religiosa equivaleva pressappoco a voler bene a Babbo Natale” questo è quanto dice della sua famiglia Alain de Botton scrittore svizzero. E prosegue nel sostenere che la società laica rifugge l’idea della parola moralità, o predica. Che non è necessario che l’arte debba trasmettere un messaggio edificante o incarnare un progetto etico. Ecco, allora mi sono domandato, come affermavano i latini: affirmanti incumbit probatio, cioè l’onere della prova spetta a chi sostiene un’idea? La prova, pertanto, è sulle spalle del credente, di colui che afferma l’esistenza di Dio? Mostrami che esiste, è la richiesta più semplice che si chieda a colui che afferma di credere. Mai che la stessa prova si richieda a chi afferma il contrario: mostrami perché non esiste.

Niente di tutto ciò. Anche Sigmund Freud aveva evidenziato come i meccanismi psichici riescono a far nascere il senso del sacro nella nostra mente, come pura illusione, partorita dalla nostra mente, in tedesco si direbbe Besetzung per dire che con poco si riceve molto. E ancora: “L’uomo tende a costruirsi una falsa rappresentazione della realtà, utile per evitare la nevrosi da iper-investimento psichico…” Un altro pensatore ateo è il matematico Piergiorgio Odifreddi che in un suo libro: “Perché non possiamo essere cristiani” e nel sottotitolo specifica; (e meno che mai cattolici), – nessuno che metta mai in discussione la fede verso il Dio dei mussulmani ad esempio, che ha la stessa radice cristiano ebraica – si cimenta con il considerare il libro della Genesi “La prima stazione della nostra via crucis è l’inizio di tutti gli inizi” egli, come uomo di scienza, considera affermare che quello della Bibbia sia l’unico Dio sia una “bestemmia” nei confronti di coloro, da Pitagora a Platone, Spinoza ed Einstein, che hanno da sempre identificato l’universo con l’intelligenza e l’armonia del mondo. A leggere quei nomi così importanti e attribuire loro un totale ateismo è troppo riduttivo e troppo comodo.

Di Platone potremmo semplicemente citare l’Apologia di Socrate che a un certo punto fa dire a Socrate: “Ma ecco è l’ora di andare, per me di andare a morire, e per voi di continuare a vivere; chi di noi vada verso un migliore destino è oscuro a tutti fuori che a Dio”. Se prendiamo poi Baruch Spinoza il grande filosofo Olandese, e lo classifichiamo come ateo, sbagliamo. Quando ricevette la scomunica il 27 luglio 1656 l’eresia che gli contestarono era quella di non credere all’immortalità dell’anima. Mentre il suo pensiero era di non voler identificare un Dio-uomo come quello biblico. Non che Spinoza non credesse nella Bibbia, anzi, da essa diceva si possono trarre fonti d’insegnamenti morali, ma diceva che non per questo esse sono delle verità. Come si vede egli, non si considerava ateo nel termine che noi diamo alla parola ma, casomai, studioso del termine Dio.

Penso che il grande errore di tutte le religioni, sia stato quello di aver attribuito al dio un antropomorfismo teologico, mentre se immaginiamo un dio che mai ha avuto a che fare con l’uomo, ma un Dio universale, inteso nel più alto e infinito concetto del termine, forse, dico forse, potremmo anche pensare che esista.

Featured image, ritratto di Denis Diderot (1713-1784)

 

 

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